martedì 1 dicembre 2009

4 - 24/12/2009
Cartoline da Shanghai - Postkarten aus Schanghai

                                                 Leggi l'articolo "Brixner" del 27 gennaio 2010


Testi/Texte: Dr. Christine Matha (Bx/Bz) 
Mostra/Ausstellung Organizzata dal Circolo Artistico S. Erardo/Kunstkreis St. Erhard
presso Galleria “Adler Art” Bressanone Brixen  (Bolzano Bozen, Italy)


Cartoline da Shanghai
In uno sperduto paesino della Svizzera prima, e nella tranquilla cittadina di Bressanone dopo, sono nate le affascinanti “cartoline da Shanghai” per ricordare unʼepoca lontana in cui la “città sul mare“ (come si chiama Shang Hai in cinese) è stata, per un certo periodo, protagonista di una fusione tra due culture, così diverse nella loro “Weltanschaung”; due modi di vedere la vita che tuttavia si cercano e si influenzano da quando i primi viaggiatori occidentali misero piede nellʼ “Impero di mezzo” (Zhong Guo). In queste immagini femminili così misteriose, piene di una bellezza  ritrosa ed ineffabile  affiora il fascino irresistibile di un mondo lontano che Shanghai ha rappresentato per gli occidentali soprattutto a partire dagli anni venti e trenta del secolo scorso. Un mondo enigmatico, che  Diana Lo Mei Hing evoca nei suoi ritratti femminili, dove le immagini non corrispondono mai a personaggi reali, ma si ispirano ad un modello di bellezza classica, creando nellʼ immaginario una fusione magica tra due ideali estetici. Lei stessa spiega così  la sua scelta filosofico-estetica. “Il chiaroscuro” dei volti utilizza volutamente la visione tridimensionale occidentale, ma i lineamenti e le espressioni imperturbabili richiamano decisamente quel mondo orientale, dove lʼetica confuciana ha inciso per millenni nellʼanimo cinese il controllo delle emozioni; il saper gioire immensamente senza emettere un solo sussurro, e soffrire fino a sentire bruciare il petto, riuscendo, tuttavia, a trattenere il grido disperato”.



Nei suoi ritratti emerge inoltre un suo “Leitmotiv” di fondo ed è lʼempatia che si deve stabilire fra raffigurazione artistica e lʼarmonia del Cosmo intero.  Lʼarmonia rappresenta per la cultura cinese la massima aspirazione, alla quale lʼuomo dovrebbe tendere con tutte le sue forze. Armonia che si ottiene vegliando sul giusto equilibrio fra Yin e Yang,  fra nero e bianco, fra morbido e duro; ovvero unʼaccettazione della realtà e delle sue forze contrastanti   in tutte le circostanze della vita, sia individuale che sociale,  sia culturale che artistica. Nellʼarte cinese antica, lʼatteggiamento del pittore verso la realtà si distingue nettamente dal concetto descrittivo occidentale, sia esso naturalistico e/o espressionistico. Un pittore dipinge la montagna non tanto per raffigurarla, quanto come mezzo per unʼesperienza spirituale, rifuggendo con cura ogni espressione che si soffermi troppo su un aspetto, nella visione di un insieme dove tutte le forze si bilanciano a vicenda. 
Queste armoniose immagini femminili sono frutto di due cicli pittorici diversi. Nel primo i visi sono trattati con il chiaroscuro a matita, mentre gli sfondi e i vestiti sono trattati ad acquerello o matite colorate. Nel secondo ciclo (che utilizza come supporto le tele), i visi, sempre tridimensionali, sono dipinti ad acquerello, mentre gli sfondi (bidimensionali) sono stesi con colori acrilici e recano decorazioni con significato simbolico. 
Per la cultura cinese ogni dettaglio ha un preciso significato e la raffigurazione stilizzata di un ornamento si lega sempre ad un valore simbolico. La forma del pipistrello, per esempio, raffigura lʼarmonia, la greca rappresenta lo scorrere dellʼacqua e implicitamente lo scorrere del tempo e la pesca simboleggia la longevità. 
Anche la ripetizione di un elemento decorativo ha un significato simbolico intrinseco, così ripetendo per cinque volte un motivo ornamentale si crea un riferimento al micro-macrocosmo (I Penta Elementi). 
Tuttavia, il comune denominatore, che caratterizza tutte le sue creature femminili, è il delicato fascino della riservatezza che per millenni ha caratterizzato i volti delle donne cinesi. Una riservatezza che sta lentamente scomparendo, soprattutto nei grandi centri urbani sempre più vicini ai modelli occidentali uniformanti e sempre più lontani da una tradizione che sopravvive prevalentemente nellʼentroterra e, di fronte alla frenesia odierna, non si può dire quanto a lungo potrà mantenersi in vita.




Postkarten aus Schanghai 
In einem abgelegenen Dorf in der Schweiz und danach in der gemächlichen Kleinstadt Brixen sind die bezaubernden „Postkarten aus Schanghai“ entstanden, als Erinnerung an eine längst vergangene Zeit in der, „die Stadt über dem Meer“ (Shang Hai auf chinesisch) für eine gewisse Zeit die Protagonistin einer Fusion zwischen zwei, in ihrer Weltanschaung, so gegensätzlicher Kulturen war, die sich aber, seit die ersten Reisenden aus dem Westen ihren Fuß ins „Reich der Mitte“  (Zhong Guo) setzten, gegenseitig immer wieder suchen und beeinflussen. In diesen weiblichen Porträts voller zurückhaltender und unergründlicher  Schönheit erwacht die ganze Faszination einer fernen Welt, die Schanghai seit den 20er und 30er Jahren des vorigen Jahrhunderts für die Menschen aus dem Westen repräsentiert. Eine geheimnisvolle Welt, die Diana Lo Mei Hing  evoziert, in Bildern, die keine realen Personen darstellen, sondern einen Typ klassischer Schönheit,  mit dem sie in der Fantasie eine magische Einheit von zwei Idealen der Schönheit schafft. Sie selbst sagt zu ihrer philosophisch-ästethischen Wahl: „Das Schwarz-Weiß“ der Gesichter verwendet absichtlich die dreidimensionelle Vision des Westens, während die Gesichtszüge und der gleichmütige Gesichtsausdruck die Welt des Ostens herbeirufen; jene Welt in der die konfuzianische Ethik über  Jahrtausende die Kontrolle der Gefühle in die chinesische Seele eingestanzt hat; unendliches Glück zu empfinden, ohne einen Ton verlauten zu lassen und ebenso bis zum Herzzerreißen zu leiden und dennoch den Schrei der Verzweiflung in sich zurückzuhalten“. 
In ihren Portäts scheint noch etwas Anderes auf; es handelt sich dabei um ihr beständiges Leitmotiv und zwar ist es die Einfühlung, die zwischen dem künstlerischen Ausdruck und der kosmischen Harmonie erstehen soll. 
Für die chinesische Kultur stellt die Harmonie das höchste Bestreben dar, dem sich der Mensch mit allen seinen Kräften zuwenden soll. Harmonie erreicht man, indem  man die richtige Balance zwischen Yin und Yang, zwischen schwarz und weiß, zwischen weich und hart im Auge behält, oder mit anderen Worten, indem man die Wirklichkeit und ihre gegensätzlichen Kräfte in allen Gegebenheiten des Lebens akzeptiert; sei es im privaten, sei es im sozialen, kulturellen oder im künstlerischen Bereich. 
In der alten Kunst Chinaʼs unterscheidet sich die Grundhaltung des Malers eindeutig von der beschreibend naturalistischen oder expressionistischen Auffassung des Westens. Ein Maler malt einen Berg nicht so sehr, um der Darstellung wegen, er sieht darin vielmehr ein Mittel zu einer spirituellen Erfahrung, wobei er sorgfältig vermeiden wird, einen bestimmten Aspekt mehr zu betonen als einen Anderen, weil es ihm um dieVision des Ganzen geht, in dem sich alle Kräfte ausgleichen. 
Diese harmonischen Frauenporträts sind in zwei Malzyklen entstanden. Im ersten Zyklus sind die Gesichter  in schwarz-weiß mit Bleistift, während Hintergrund und Kleidung in Aquarell oder mit Buntstiften  realisiert wurden. Im 2. Zyklus auf Leinwandgrundierung sind die Gesichter wieder dreidimensional in Aquarelltechnik, während Hintergrund und Kleidung zweidimensional in Acryl gemalt sind. Hier verwendet die Künstlerin zudem symbolische Ornamente. In der chinesischen Kultur hat jedes Detail eine präzise Bedeutung und die stilisierte Darstellung besitzt immer einen symbolischen Wert. Die Form der Fledermaus, z. B. repräsentiert die Harmonie, die des Mäanders hingegen, das Fliessen des Wassers und sinngemäß das Vergehen der Zeit, während dem Pfirsich Langlebigkeit zugeordnet wird. Auch die Wiederholung eines Ornaments hat eine symbolische Bedeutung, das fünfmalige Wiederholen eines Motivs bezieht sich auf den Mikro - und Makrokosmos (Die Penta Elemente). 
Doch der gemeinsame Nenner, der alle ihre weiblichen Wesen charakterisiert, ist der zarte Zauber der Zurückhaltung, welcher über Jahrtausende den Gesichtsausdruck der chinesischen Frauen gepraegt hat. 
Eine Zurückhaltung, die, vor allem in den, sich westlich uniformierenden Modellen der Grosstädte, langsam verloren geht, da diese sich von der Tradition immer mehr entfernen. Auf dem Land, im Inneren des Reichs der Mitte überlebt diese Tradition noch, wenngleichwohl fragen muss, wie lange sie die Hektik der modernen Zeit überdauern wird.




Galleria AdlerArt Galerie
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Cartoline da Shanghai nei quadri firmati Diana Lomeihing





Cartoline da Shanghai

La Sala della Galleria d’arte “Adler Art” di Bressanone ospitò nel mese di dicembre 2009 un’esposizione della brissinese d’adozione Diana Lo Mei Hing. L’artista cinese presentò stavolta le sue “Cartoline da Shanghai”,  frutto di due diversi cicli pittorici.
Erano gli anni ‘20 e ‘30 in cui Shanghai divenne famosa come la “Parigi d’Oriente” in tutto il mondo. E il titolo di questa mostra nella galleria AdlerArt si riferisce a quel periodo,  in cui la metropoli scintillante, molto influenzata dall’occidente, gustò i piaceri della “Belle Epoque”  a tutto spiano.
In  omaggio a questa Shanghai, l’artista Lo Mei Hing rappresenta nei suoi delicati e sognanti ritratti femminili il fascino insondabile di una riservatezza femminile tipicamente asiatica e più di un visitatore ne venne ammaliato, tanto che molti amanti d’arte vennero a visitare la sua mostra più volte. Questi ritratti segnano l’inizio di un nuovo e fecondo periodo nella produzione artistica di Lo Mei Hing, in cui l’artista riesce a fondere in una forma singolare due concetti d’arte di opposta natura. Il Naturalismo occidentale si intreccia con la concezione bidimensionale della visione cinese. L’artista stessa dichiara di aver disegnato e dipinto intenzionalmente i visi delle sue figure femminili secondo la visione tridimensionale dell’occidente, mentre  i tratti fisionomici e l’espressione apparentemente indifferente e ineffabile richiamano il mondo orientale – un mondo che venne forgiato attraverso i secoli dall’etica confuciana; una filosofia etica, in cui venne concepito come fondamentale il controllo dei sentimenti, poiché l’armonia tra gli opposti viene considerata come meta suprema di ogni agire umano.

Perciò, anche nell’arte come in tutti gli ambiti della vita, ciò che conta è conservare l’armonia e, quindi, l’atteggiamento del pittore  nell’arte antica della Cina si differenzia nettamente dal quello, radicato nell’ ottica della prospettiva, dell’artista occidentale. Per la logica occidentale la prospettiva rimane una tesi basilare, mentre il pittore cinese non usa la tecnica della prospettiva di proposito, perché la considera troppo limitativa. Non è la precisione della raffigurazione in se che l’artista considera come fondante, ma è la visione dell’insieme a cui egli aspira, ossia una conoscenza spirituale del proprio Sé, che include sempre la ricerca dell’armonia.
Anche gli ideogrammi cinesi nei ritratti di Lo Mei Hing  evocano questa ricerca dell’armonia, allo stesso modo dei motivi ornamentali, che appaiono dappertutto. Ogni dettaglio ha un suo preciso significato, e ogni forma stilizzata possiede un valore simbolico. Lo Mei Hing impiega il simbolo del pipistrello perché rappresenta l’armonia, o quello della greca perché simboleggia il fluire dell’acqua e nello stesso tempo il passare del tempo. Anche la ripetizione quintupla di un motivo non è casuale, ma si riferisce ai “Penta-elementi”, che definiscono sia il micro  che il macrocosmo.

I suoi ritratti femminili non rappresentano, tuttavia, un particolare tipo di bellezza. Ciò che all’artista interessa precipuamente, è l’essenza della bellezza stessa, quale la definì Platone, sono cioè “ le immagini archetipi, che non divenendo, si ergono su ogni divenire” (Karl Jaspers). Nel sorriso solo abbozzato Lo Mei Hing accenna alla fuggevolezza del bello e nello stesso tempo l’artista fissa nella leggerezza dell’espressione dei visi l’insondabile stesso dell’esistenza quale frammento dell’eternità.

 Christine Matha



2 commenti:

  1. grazie per le novità!!!
    anna

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  2. Il testo è poetico, lirico, le "cartoline" sono emozionanti!!!!
    Grazie Diana!

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