lunedì 27 dicembre 2010

DARWINISMO ARTISTICO





Senza Titolo - 2010


Opera contemporanea di grande impatto emozionale, che trasmette una forte sensazione di corporalità e di istintività senza mediazioni. Il contrasto cromatico gioca un ruolo fondamentale tra l’operato intenzionalmente curato dello sfondo e la pennellatura passata di getto senza ripensamenti in primo piano. L’insieme mostra un’evidente simbiosi ben riuscita tra  paziente manualità artigianale e impetuosità improrogabile dell’istante.
L’opera è degna di attenta considerazione, poiché evidenzia un talento innato e sfuggente ai più, non represso né condizionato da influenze di qualsiasi tipo, ma che esplode nella naturalità del gesto che trascende in sacralità.





L’autore, Columba Livia, espone correntemente nelle più importanti città d’arte (Milano Piazza Duomo, Venezia San Marco, etc.) sotto lo pseudonimo di Piccione Torraiolo.






Evoluzione, atto II


In questo percorso evoluzionistico, ecco un mirabile esempio di sublimazione dell’opera d’arte, che in  un processo di metafisica ineluttabilità cessa di essere tale nel momento stesso in cui viene svelata, lasciando lo spettatore nell’irresolubile dubbio: arte che non è più, o arte che non è mai stata?
O forse irridente reliquia di un dichiarato falso dio che si fa gioco dei suoi seguaci?




Evoluzione, atto III
Congo - 1956


Da Corriere della Sera 22 giugno 2005

LONDRA - C'erano opere di Renoir, maestro dell’impressionismo, e del capofila della pop art, Andy Wahrol. Ma a fare notizia all'asta di lunedì da Bonhams, a Londra, sono stati tre dipinti di un autore insolito e bizzarro. Soprattutto «non umano». Perchè a dipingere i tre quadri è stato uno scimpanzè. Congo, questo era il suo nome, nato nel 1954, dai 2 ai 4 anni mostrò le sue «capacità artistiche» sfogando ciò che l'istinto gli suggeriva usando pennelli e colori sulle tele che gli venivano messe a disposizione. Così nacquero circa 400 quadri, davvero particolari sia appunto per l'autore, sia perchè richiamavano colori e stili dell'arte astratta allora in pieno sviluppo.
L'ACQUIRENTE - Lo scimpanzé morì nel 1964 e naturalmente finora quei «lavori» non sono mai entrati in sale d'asta e tantomeno in musei. E l'esperimento suscitò commenti vari: dall'assoluto scetticismo a qualche entusiasmo per la scoperta di presunte inclinazioni artistiche negli istinti di animali così vicini all'uomo. E si dice che Pablo Picasso avesse appeso al muro uno dei dipinti di Congo, che gli era stato regalato. Ora tre tele sono invece andate all'asta: le ha comprate Howard Hong, americano, che si è descritto come un «entusiasta della pittura moderna e contemporanea». Per soddisfare il desiderio di possedere le opere di Congo ha pagato 21.500 euro e ha dovuto superare le previsioni di spesa: l'asta ha infatti sorpreso gli stessi curatori, che avevano stimato i quadri dello scimpanzè fra 880 e 1.200 euro.









martedì 30 novembre 2010

Andiamo in pace, la Mostra è finita

Ghostwriter
Andiamo  in pace, la Mostra è finita
(un artista in confezione regalo)




Per restare in tema di ‘Arte del Favore’ (vedi tag), ecco un piccolo (e incompleto) spoglio stampa:

“Il lavoro di Hannes si situa tra la rappresentazione semplicemente naturalistica che non lo interessa  e la pura astrazione da lui vissuta in qualche modo come una perdita”
 (Non firmato, AltoAdige 23.09.2004, citazione dalla presentazione di Gian Pietro Sono Fazio in occasione della Personale alla Galleria Leonardo, Bolzano)

“Troppo banale e riduttiva, perciò, la definizione di paesaggio o di veduta. I dipinti di Hannes Vonmetz riassumono l’idea qualitativa di natura intesa come immensità di uno spazio, senza confini o limitazioni quantitative. Una visione totale, romantica e solenne al tempo stesso; tanto da sfiorare, a volte con vena drammatica, il mito”
 (Severino Perelda su AltoAdige 02.10.2004 recensendo la personale alla Galleria Leonardo di Bolzano)

“Altrettanto felice ibridazione di land art e concettualità nell’opera “Cosmogonie” di Hannes Vonmetz che sintetizza senso e significato di Seeart.”
 (firmato Georg Vonmetz Schiano su AltoAdige 21.10.2005)

“Hannes va oltre la dimensione abituale e punta allo spazio e, perché no, all’immensità”
 (Severino Perelda su AltoAdige 24.04.2009, recensendo altra personale alla Leonardo di Bolzano)

“Vonmetz ha le carte in regola per esporre alla Galleria Civica”
 (Pergher su AltoAdige 18.3.2010)

“Achille Bonito Oliva l’ha segnalato tra gli artisti emergenti italiani”
 (Pergher su AltoAdige 18.03.2010)

“Hannes Vonmetz è uno dei più interessanti e promettenti giovani artisti altoatesini”
 (Pergher su AltoAdige 28.03.2010)

“Che sia stato da me proposto e quindi scelto dal Curatorium della Galleria Civica alcuni mesi prima che venisse scoperto dal celebre critico Achille Bonito Oliva dimostra proprio che avevo visto giusto” 
 (Pergher su AltoAdige 28.03.2010)

“Di Vonmetz si sono occupati in termini elogiativi le migliori firme su tutti gli organi d’informazione locali”
 (Pergher su AltoAdige 28.03.2010)

“La Galleria Civica di Bressanone si avvia al finale di stagione con un appuntamento di grande interesse. Stasera alle 19 è in programma la vernice della mostra delle opere di Hannes Vonmetz Schiano. Si tratta di uno degli artisti più interessanti della nuova generazione altoatesina…  Vonmetz Schiano cerca di riportare l’espressione artistica locale sui binari della pittura”
 (non firmato, Agenda,  su AltoAdige 05.11.2010)

“…ora invece le composizioni si presentano con una determinazione concettualmente voluta nella ricerca dell’omogeneità…” 
(Giancarlo Cappelletti su AltoAdige 16.11.2010)

“Hannes  dimostra una originalità e autonomia espressiva”
 (Giancarlo Cappelletti su AltoAdige 16.11.2010)
(Su AltoAdige 16.11.2010, sei colonne, quattro fotografie a colori)

(il Nuovo Zingarelli, Vocabolario della Lingua italiana, ed. Zanichelli)

Pompato?
 (considerazione su una strategia di marketing)


P.S. Giancarlo Cappelletti (ma chi è costui? Gallerista di Trento?) presenta la mostra e scrive cotanto articolo sul giornale di Georg Vonmetz Schiano (dove non aveva mai scritto niente prima). 









martedì 23 novembre 2010

POQUITO, PERO BONITO!

POQUITO, PERO BONITO!




Ghostwriter

(il post è  un po’ lungo, ma se avete cinque minuti di tempo e l’argomento vi interessa…)






In questa puntata della piccola saga ‘L’Arte del favore’ (cliccate sul tag per le altre), vorrei  parlarvi dei botta e risposta a mezzo stampa sull’oggetto di questo ‘favore’,  il giovane e promettente artista Hannes Vonmetz (con l’aggiunta di Schiano in occasione della mostra in Galleria Civica a Bressanone: ma come è registrato all’Anagrafe? I cognomi si indossano come abiti a seconda delle occasioni?).

Bisogna tener presente che ‘loro’ dispongono a piacimento delle pagine dell’AltoAdige, si  fanno le interviste con le foto, ci sono giornalisti che li inseguono come fossero delle star, io posso rispondere solo con lettere che, se non vengono censurate perché troppo lunghe, forse pubblicano, quando e se vogliono. Babbo invece ha quest’arma e la usa, eccome se la usa!





Il 18 marzo 2010 viene pubblicata la bella intervista con foto qui sopra dove iniziano a glissare sui favoritismi e a cercare di dirottare l’attenzione sulle qualità artistiche. Proprio mi ci tirano per i capelli. Io non ho mai criticato pubblicamente le capacità artistiche del giovane Vonmetz proprio perché volevo denunciare esclusivamente il favoritismo. Ho la mia opinione, certo, ma l’ho sempre tenuta per me e per i miei amici.
Purtroppo, visto che nell’articolo battono il chiodo esclusivamente su questo, sono stata costretta a scendere sul campo che hanno scelto loro. La giornata del 18 marzo non è mai stata fatta sparire  dall’archivio online, mentre quelle del 17 (conferenza stampa), 19 (articolo ‘Bova attacca Stablum’: no al clientelismo) e 20 (cifre stanziate in favore delle associazioni) non si sono trovate per mesi, e sono ricomparse dopo che ho presentato l’esposto in Procura (non è un’allusione, solo un riferimento temporale).

Fate caso alle date qui sotto:

1° aprile 2009: Alex Pergher porta in Comitato il suo elenco degli artisti per il 2010, tra gli altri Hannes Vonmetz, evidentemente (come ci dirà poi) percependone le qualità che lo rendono degno di figurare nella lista. 

18-25 luglio 2009: Soprabolzano, Renon: L’ARTE OLTRE IL 2000, seminario di Achille Bonito Oliva, quota di partecipazione € 450/550, soggiorno escluso. Per il quotidiano Alto Adige è presente per tutta la durata del Seminario il giornalista in pensione Georg Vonmetz, con il suo camper.  Il famoso critico passa piacevoli serate conviviali con il giornalista e, nei pomeriggi liberi dai corsi e dopo la fine del seminario, da questi accompagnato, visita luoghi e monumenti dell’Alto Adige, tra cui il Museo Diocesano di Bressanone.

28 luglio 2009: AltoAdige, pag. 36, Articolo “Achille Bonito Oliva: «Fra Museion e Mart vedo una sfida fertile»”,  resoconto della visita al Museion in cui si legge la frase pronunciata dal critico: «Ma qui vedo quasi solo fotografie. Manca la pittura. Guardate che ci sono alcuni bravi giovani pittori altoatesini che lavorano a Berlino e a Düsseldorf!».

Hannes Vonmetz lavora a Düsseldorf… 

Alex, Alex, ti fai del male se scrivi sotto dettatura di un papà accecato dalla rabbia! Il quale papà (che sembra capitato lì per caso, sul finire dell’intervista…) ti ha messo in mano un’arma a doppio taglio…








Infatti il 28 marzo 2010, ecco l’arrampicata sugli specchi. Pubblicata ovviamente su AltoAdige, probabilmente scritta a quattro mani, sicuramente traboccante stile e signorilità:



conviene sezionarla e rispondere argomento per argomento:

“nel 2003… fu tenuto a battesimo critico dal… Pierluigi Siena, che ne scrisse più volte con entusiasmo anche su questo giornale”
Altra notizia che fornisce credenziali postume. Ancora ci viene data dopo, e non prima che Hannes Vonmetz venisse inserito nell’elenco degli ‘invitati’ ad esporre alla Civica. E’ indubbio che il cognome ‘scottava’, e allora perché non evidenziare in quella occasione il grande curriculum per allontanare quelli che credo fossero legittimi sospetti di nepotismo? Se la risposta che vi viene è, come a me, ‘non era necessario’, è triste… Sarebbe bello poter leggere quegli scritti su AltoAdige per capire chi è il giornalista che ha raccolto l’opinione di un grande vecchio di 91 anni, pochi mesi prima della sua morte, avvenuta nel cordoglio di artisti, critici, giornalisti ed amici, e che aveva lasciato la direzione del Museion di Bolzano due anni prima, quando ne aveva 89.

“... per una nota galleria di Düsseldorf sue opere sono già state presentate…”
Quella in cui Hannes Vonmetz lavora? 

“…che sia stato da me proposto… alcuni mesi prima che venisse scoperto e segnalato dal celebre critico Achille Bonito Oliva dimostra proprio che avevo visto giusto…”
Qui viene il bello. Non so se ha ‘visto giusto’, ma certamente gli hanno acceso tardi la luce.  Nel 2008 il ‘talent scout’, per illustrare in Comune i suoi progetti futuri che secondo lui lo rendevano il miglior candidato a condurre la Galleria  Civica, ha presentato una lista di ‘papabili’ anche per gli anni a venire, con nomi più o meno illustri, ma che non riportava quello della ‘scoperta’ Hannes Vonmetz. Tanti nomi, per il 2009, il 2010, e “interessanti progetti previsti per la programmazione degli appuntamenti espositivi dei prossimi anni”. Di tutto, anche nomi poco conosciuti, collettive di disegno, di iperrealisti, incisori..., ma Hannes Vonmetz non c’è.  Copia di quella ‘dichiarazione di intenti’ (non firmata) l’ho avuta dal Circolo S. Erardo, che l’ha ricevuta dal Comune. 
Il 1° aprile  2009 quella che sarebbe divenuta  farfalla era una crisalide anche per  Pergher.  A meno che non avesse deciso coscientemente di non giocare la carta ‘scottante’ fino all’ultimo.  Più probabilmente qualcuno gli ha ‘suggerito’ l’inserimento di quel nome. Pergher qui deve troppo a troppe persone per poter sbandierare piena indipendenza e responsabilità... 

“…nessuno dei due connotati è attribuibile alla signora Lomeihing nella sua identità d’artista”
Caduta di stile. Fortunatamente non cadeva da molto in alto…  Parlava di ‘giovani e promettenti artisti locali’. Escluso per ovvie ragioni il connotato dell’appartenenza geografica, pare mi accusi di essere vecchia (ma per fortuna solo nella mia ‘identità d’artista’) e non promettente.   Devo proprio pensare ad un lifting! Ho anche l’alluce (d’artista) valgo, se può servire….  Quanto all’altro connotato, beh, credo di essere ormai nell’età  in cui bisogna smettere di fare promesse, e semmai dimostrare che quelle fatte a suo tempo sono state mantenute. 
Le legge le cose che gli fanno scrivere?? Ma volete sapere perché non hanno potuto andare più pesanti nel giudizio ‘artistico’ su di me? Ci sono in giro due o tre recensioni lusinghiere sui miei lavori apparse su AltoAdige a firma (guarda guarda) Georg Vonmetz Schiano, e pagate (certamente almeno una) dal Circolo Artistico S. Erardo…. 
  
“….dubito anche della sua esperienza e competenza critica (oltretutto è stata richiamata e sfiduciata all’unanimità dallo stesso Circolo Artistico S.Erardo...)"
Autogol. La competenza mi è stata riconosciuta fin dal 1978 con una Laurea in Pittura conseguita presso l’Accademia di Belle Arti di Brera in Milano, per quel che può valere. E’ pur vero che per certi versi le qualità necessarie per essere buoni venditori di auto usate e buoni mercanti di quadri sono le stesse: bisogna conoscere il mercato, non il prodotto. In questo Pergher è indubbiamente superiore, ha esperienza e sa farla fruttare. Bisogna vedere quanto ciò sia utile per una Galleria Comunale che non ha fini di lucro, e dove i soldi per gestirla (quello che sarebbe il cosiddetto ‘rischio d’impresa’ per una Galleria privata) sono scuciti dal cittadino.
Ma ciò che è veramente rivelatore è quell’ “oltretutto” che cerca di creare un maligno collegamento fra questa mia asserita mancanza di competenza critica e la sfiducia che mi sarebbe stata manifestata all’unanimità dal S. Erardo, e invece non fa che confermare come tutti siano preoccupati di tenersi bordone. Per la modica cifra di almeno 70.000 euro annui a carico della comunità. Detto che  gli ‘unanimismi’ sono sospetti perché puzzano di regime, non so se mi deve davvero preoccupare che sia stata trovata unanimità  in questa enclave di artisti, e certamente ve ne saranno nel Direttivo, e giocolieri, bari, pagliacci e suffragette, che pure non mi sembrano mancare, con gli scambi di ruolo della miglior tradizione circense. C’è forse riferimento alla mia competenza nella frase: Il Circolo S. Erardo precisa che il contenuto della lettera della sig.ra Lomeihing (le accuse rivolte al suo Presidente e ad altri membri del Direttivo) costituisce un atto inaccettabile, basato su falsità prive di qualsiasi fondamento. Con tale comportamento la sig.ra Lomeihing ha, tra l’altro, distrutto il rapporto di fiducia reciproca con il gruppo dirigente di lavoro della Associazione”? Questo hanno scritto e sottoscritto all’unanimità (esclusi  Manfred Mureda e Christine Matha che, schifati, avevano già dato le dimissioni. Con me, tre su otto membri: l’unanimità che ne era rimasta è perlomeno striminzita, o no?).

Il 25 gennaio 2010, in una lettera raccomandata inviata al sindaco Pürgstaller e all’assessore Stablum (entrambi assessori alla cultura della propria lingua) con oggetto “Problematiche inerenti il Comitato di Gestione della Nuova Galleria Civica, il Circolo Artistico S. Erardo e la delegata da quest’ultimo nel primo” avevo scritto, tra l’altro:
Poiché nelle riunioni del Comitato cui ho partecipato si è discusso solo di liste di nomi, forse è da lì che bisogna partire per scoprire ispiratori di ‘spunti di riflessione’, interni ed esterni ai due Organismi, natura dei rapporti di ‘collaborazione’, capacità di resistenza alle pressioni, interne ed esterne ai due Organismi, imparzialità nelle scelte ed interessi privati divergenti da quelli della nuova Galleria Civica, interni od esterni ai due Organismi….

Nessuna risposta. Poi qualcuno si è lamentato perché ho fatto una conferenza stampa…

Saluto gli amici del blog, che so essere ancora pochi. Non ho un giornale. Ma ho pazienza. Sono cinese. E Yu Kung rimosse la montagna.
Fatemi sapere, qui sotto potete commentare. E, come dice Travaglio, passate parola.    



venerdì 5 novembre 2010

....LE STREGHE SON TORNATE!

 Ghostwriter




(spero di aver indovinato l’alto/basso. Ho seguito la direzione della gravità che mi ispira il soggetto. Del resto anche la rivista Brixner ha pubblicato in due occasioni la fotografia  di un altro quadro di Hannes Vonmetz, e almeno in una lo ha capovolto. Questo ripetersi  della difficoltà di dare una posizione dimensionale certa a molte opere di questo pittore potrebbe forse essere un interessante elemento di valutazione critica)

Dunque, tutti in Galleria Civica ad ammirare la mostra della giovane promessa  Hannes Vonmetz. Ma qui non voglio fare la critica, né del resto l’ho mai preteso. Ho solo denunciato che questa mostra è un’altro episodio di favoritismo avvenuto a vantaggio di una ‘casta’ che fa i propri comodi invadendo luoghi (e beneficiando di soldi) pubblici. Con una conferenza stampa che ho intitolato "L’Arte del Favore" ho reso pubblico questo piccolo malcostume. L’articolo qui sotto è apparso su AltoAdige. A seguito di ciò la famiglia Vonmetz al completo mi ha tolto il saluto, e l’articolo è stato fatto SPARIRE per mesi dall’archivio online del giornale per il quale lavora da anni papà Vonmetz. E’ riapparso da pochi giorni. Dopo che ho presentato un esposto in Procura a Bolzano. Vedi caso.
Ehi, webmaster di  AltoAdige.it, ne sai qualcosa?? E il direttore, Sergio Baraldi?


Il giovane cronista (e forse allievo del veterano Vonmetz) Luca Masiello  ha aggiunto un po’ di interpretazione personale a ciò che è stato detto (si può confrontare con il resoconto del Dolomiten), ma in sostanza la denuncia è chiara. Le qualità artistiche del Vonmetz figlio non sono state tirate in ballo nell'occasione. Vorrei farvi notare invece  che nel corpo dell’articolo sono già inseriti i commenti offesi  del papà e di Dario Stablum (che era ancora l’Assessore alla Cultura di lingua italiana di Bressanone), ed entrambi non erano presenti alla conferenza stampa. Voglio dire, non è che han dovuto aspettare la pubblicazione dell’articolo per fare i loro commenti. No, loro hanno beneficiato dell’anteprima. Magari hanno anche potuto correggere qualche errore d’ortografia.  Ma stiamo appunto parlando di favori….

E non è che la faccenda fosse stata indolore, per me. Da quando avevo  detto chiaro al Curatore Pergher che si trattava di sfacciato favoritismo (era aprile del 2009), avevano incominciato a farmi la guerra  anche al Circolo S. Erardo (non dico che sia un ‘parco buoi’, ma Stablum è stato nominato Presidente dell'assemblea di quest'anno per acclamazione), cercando di farmi dare le dimissioni dal Curatorium della Civica. Memorabile l’espressione allo scopo fatta inserire a verbale del Direttivo del novembre 2009 dal pro-tempore Presidente del Circolo,  Paternoster, poi sorprendentemente dimessosi, segnatevi il nome:

‘Il presidente informa il Direttivo, di aver ricevuto in forma confidenziale lo spunto di meditazione, nel fatto che sarebbe nell’interesse del Circolo, avere come rappresentante all’interno del Comitato della Galleria Civica, una persona bilingue, in modo da poter cogliere ogni dettaglio di ciò che viene discusso’’.

Uguale uguale, compresa la punteggiatura. Me la  caverò con la battuta di Alberto Sordi: ‘Non ce l’ho con te, ce l’ho con la tua maestra che  t’ha promosso in seconda elementare"!  Forse qui ai bilingue concedono un bonus extra di strafalcioni…  
Chiacchiere che si fanno al bar, hanno detto poi. Sarei curiosa di sapere quanti caffè han preso insieme Pergher e Paternoster…
Ma vi pare poi  che il Presidente di una Associazione seria ( lasciamo perdere Artistica,  per piacere) possa concepire una scusa tanto stupida? Mi avevano massacrato così tanto sul fatto che non attaccavo i manifesti  delle mostre, non seguivo a dovere l’organizzazione dei ‘vernissage’, ma quello che gli serviva era una motivazione perché mi dimettessi dal Direttivo e di conseguenza dal Curatorium, perchè se mi avessero revocata loro avrebbero dovuto spiegarne il motivo in Comune. Ovviamente non potevano dirmi che stavo indigesta a qualche ‘padrino’, così è stato partorito il mostro. In un bar, per l’appunto.

A proposito, alla Galleria Adler Art per il 2010 ci sono ancora tre spazi disponibili dei cinque annuali  per i quali il Comune (Stablum 04.09.2008, guarda un po’)  ha stipulato la Convenzione per favorire i giovani talenti  locali. Siamo a Novembre. O non ci sono giovani, o non ci sono talenti, o non ci sono locali…. Chiedere al S.Erardo per informazioni. Quest’anno lo stanziamento del Comune in loro favore è stato di 4000 euro (contributo della Provincia a parte). Sono al 4° posto per ammontare percepito su 41 associazioni culturali che beneficiano di fondi pubblici. Anche l’articolo di AltoAdige che parlava di queste cifre è stato fatto sparire per mesi dall’archivio online del quotidiano, per riapparire miracolosamente dopo l'esposto.  Il preventivo 2010 per le mostre organizzate da Pergher (8, di cui una a porte chiuse!!) è stato approvato per  64000 euro.
E come era composto il Curatorium da cui è uscito il programma delle mostre per il 2010?  Vediamo:
Pürgstaller (è molto disponibile e si affida agli ‘esperti’ nelle scelte…)
Stablum (basta la parola)
Kronbichler (ha scritto la critica, in verità molto onesta, dell’ultima mostra di Vonmetz alla Leonardo di Bolzano. Penso glielo abbiano chiesto da amico, visto che l’arte moderna non è precisamente il suo campo). 
Sommavilla  (è prenotato per il 2011 per una celebrativa del suo 60° anno di età)
Pergher (idem come Stablum)
Oltre a me, ovviamente. 

"L’Arte del  Favore"

  


mercoledì 3 novembre 2010

3 Novembre 1957: la vera morte di Laika

La vera morte di Laika
Laika non visse nello spazio, la cagnetta morì dopo il lancio
di Vittorio Zucconi



L'animale fu spedito in orbita sullo Sputnik nel '57. I russi dissero che aveva resistito 7 giorni: non era vero.




WASHINGTON - Il cane che rincorse le stelle avrebbe di molto preferito continuare a rincorrere gatti e ciclisti per le strade di Mosca, se avesse potuto decidere lei, ma Laika non era un cane qualsiasi. Era un soldato, una bandiera, un latrato di battaglia, un monumento che l'Urss voleva costruire a se stessa con il materiale della Guerra fredda, con i motori, i missili, le ambizioni e, soprattutto, con le bugie della propaganda. Laika, la bastardina arruolata dagli accalappiacani di Kruscev nei vicoli di Mosca per essere la prima creatura vivente spedita in orbita, non morì la morte indolore nello spazio dopo una settimana di orbite, che la propaganda ci aveva raccontato allora, ma una morte orrenda e struggente, inscatolata nel minuscolo Sputnik, poche ore dopo il lancio. Il suo cuore di cane fu schiantato dal panico e dalla solitudine incomprensibile.

Un'altra delle perenni menzogne del potere in Russia, sovietico e non soltanto sovietico, viene a galla dopo 45 anni, dalla confessione di uno degli scienziati di quel programma spaziale che, tra il primo bip dello Sputnik e il viaggio di Gagarin attorno alla Terra, doveva essere la dimostrazione dei trionfi Socialisti sul nemico Capitalista. La prova della profezia di Nikita Kruscev all'Occidente, "in dieci anni vi seppelliremo".

Laika, insieme con Mushka e Albina, due altri cagnetti presi a caso tra i bastardini nelle vie della capitale, era stata scelta per la sua docilità, per la sua resistenza alle prove d'accelerazione nella centrifuga della "Città delle Stelle", la Houston alle porte di Mosca e, dannazione dei piccoli, per le sue dimensioni contenute. Non c'era molto spazio per ospitare un cane dentro lo Sputnik 2 dal peso totale di 108 chili, che i vettori sovietici erano in grado di sparare in orbita in quel novembre del 1957. Ma per piccina e mansueta che fosse, Laika era pur sempre un cane e ci volle tempo per adattarla a quel viaggio.

Con le sue compagne fu messa nel frullatore della centrifuga che le spingeva il cuore fino a tre volte il ritmo normale delle pulsazioni cardiache, nella paura e nella fatica di pompare il sangue nel corpo schiacciato dall'accelerazione gravitazionale. Aveva, dice ora lo scienziato russo, una tendenza a soffrire di panico, perché il cuore impiegava poi il triplo di tempo rispetto alle sue compagne, prima di tornare a velocità normale.

Laika e le sue compagne furono costrette a vivere in gabbiette e contenitori sempre più piccoli e strette da catenelle sempre più strette, per periodi successivi di 3 settimane e a nutrirsi solo di gelatine, la pappa che sarebbe stato messo a bordo, perché lo potessero, poco alla volta, con parsimonia, leccare fino all'esaurimento e dunque alla morte.

Alla fine dell'addestramento, se così possiamo chiamare quella tortura, la vediamo nelle foto d'epoca, che spunta con il muso scuro e gli occhi giustamente preoccupati, da una sorta di tubo di dentrificio nero, l'ogiva nella quale sarebbe stata sparata dalla base di Baikonur, strettamente incatenata, per impedirle di rivoltarsi e di muoversi dentro il tubo.

Mushka, oltre che piccola, era, per sua ulteriore sfortuna, anche la più intelligente. Era servita per collaudare i rudimentali strumenti di bordo, un ventilatore automatico che avrebbe dovuto raffreddare l'abitacolo quando, nei momenti di esposizione al sole durante le orbite la temperatura fosse salita oltre i 20 gradi.

Albina era stata sparata due volte con razzi, ma recuperata con paracadute dell'ogiva, per collaudare la resistenza al lancio. Ma Laika pescò la paglia corta. Fu scelta per il glorioso evento. E fu lanciata. Senza sapere che per lei non era stato previsto nessun rientro trionfale. Che sarebbe comunque morta girando attorno alla Terra. Il dottor Dimitri Malashenkov, lo specialista che la seguì, ha raccontato ieri a un congresso di medicina spaziale a Houston, le ultime ore di Laika. L'elettrocardiografia seguita via radio segnò un aumento parossistico delle pulsazioni quando i motori s'accesero e il missile cominciò a vibrare sollevandosi dalla piazzola, qualcosa che la cagnetta non aveva mai provato prima. Raggiunta la velocità orbitale, il ventilatore, secondo i leggendari standard del controllo di qualità sovietica, naturalmente non funzionò e la temperatura nella trappola spaziale cominciò a oscillare tra il caldo e il freddo estremi.

Il suo cuore di cane prese a battere irregolarmente, fibrillando quando l'assenza di peso rallentò di colpo le pulsazioni e alla quarta orbita, dopo 5 ore di tormento, il tracciato divenne misericordiosamente piatto. Forse fu la temperatura a ucciderla, o l'umidità che si era accumulata nel suo ansimare dentro quello spazio, o l'anidride carbonica che i filtri nella capsula avrebbero dovuto ripulire, ma che, probabilmente, non funzionarono a dovere. Il dottore non è sicuro.

Ma chiunque conosca un cane e abbia visto gli occhi di Laika mentre la insaccano dentro la sua gabbia, sa di che cosa è morta quella cagnetta, è morta di paura e di solitudine. Di stress, se si preferisce un'espressione più asettica. Sognando i vicoli di Mosca, il branco dei randagi e i gatti che non avrebbe più rincorso, la mano di quegli uomini ai quali si era sicuramente affezionata, senza sapere quello che loro stavano preparando per lei. Il funerale di Laika fu lungo. Andò avanti per 6 mesi e 2.570 orbite, mentre il Cremlino mentiva sulla sopravvivenza di Laika nello spazio indicata in "oltre quattro giorni" e l'America si rodeva nella sua goffa rincorsa con missili che esplodevano dopo il lancio e scimpanzé africani che stava addestrando per inseguire i cani russi.

Fu cremata l'8 aprile del 1958, quando lo Spuntik-2 perse velocità e rientrò nell'atmosfera, consumandosi in un ultimo, piccolo falò delle vanità ideologiche e della crudeltà umana. Tre anni dopo, il 12 aprile del '61, un essere umano dal coraggio ultraterreno, Yuri Gagarin la seguì, sapendo che avrebbe potuto fare la fine della cagnetta che l'aveva preceduto e che era stata sacrificata per lui, da un regime che trattava gli uomini come cani e dunque i cani come gli uomini. Troppo tardi per fare compagnia a Laika e portarla a passeggio tra le stelle.


(29 ottobre 2002)
Da: La Repubblica del 29 ottobre 2002.