mercoledì 26 dicembre 2012

PERCHE' DOBBIAMO FARE QUALCOSA SUBITO PER GLI ELEFANTI?



L’ELEFANTE ASIATICO

DOVE VIVE
L’elefante asiatico (Elephas maximus) è ancora presente, allo stato selvatico, in India, Sri Lanka, nei paesi dell’Asia sud-orientale e a Sumatra. Si stima che ne sopravvivano 40.000 – 50.000 esemplari, ormai suddivisi in popolazioni tra loro isolate e in continua diminuzione. La maggior parte di essi si trova in India, ma le informazioni sul numero di elefanti presenti in ciascun paese sono scarse o poco attendibili.
Fino a poche migliaia di anni fa l’elefante asiatico era diffuso anche in Medio Oriente, mentre fino al Medioevo era presente anche in Cina e sull’isola di Giava.

L’elefante asiatico e l’elefante africano sono i soli superstiti di un gruppo di mammiferi, i Proboscidati, che fino a un passato geologicamente recente hanno popolato anche l’America, l’Europa e l’Asia centrosettentrionale. Gli ultimi mammuth sono esistiti, sull’isola siberiana di Wrangel, fino a circa 4000 anni fa.
Dell’elefante asiatico esistono tre differenti sottospecie: Elephas maximus maximus, presente sull’isola di Sri Lanka, Elephas maximus indicus in Asia continentale ed Elephas maximus sumatranus sull’isola di Sumatra. Non è chiaro se gli esemplari del Borneo appartengano a una quarta sottospecie o se vi siano stati introdotti dall’uomo.
Gli elefanti africani vengono attualmente considerati appartenenti a due specie distinte: Loxodonta africana o elefante di savana e Loxodonta cyclotis o elefante di foresta, di minori dimensioni.


LA PROBOSCIDE

Questo particolarissimo organo, formato dalla fusione del naso e del labbro superiore, è azionato da decine di migliaia di piccoli muscoli che lo rendono adatto agli utilizzi più diversi. Dotato di elevata sensibilità tattile e olfattiva, può manipolare piccoli oggetti ma anche, grazie alla sua forza, spostare grandi pesi ed essere usato come arma da difesa. L’elefante può usare la proboscide per aspirare diversi litri d’acqua, che viene poi riversata all’interno della bocca per bere.


L’elefante asiatico possiede una sola appendice prensile all’estremità della 

proboscide, mentre l’elefante africano ne possiede due.


(Testi dal Museo di Storia Naturale di Milano)
L’ELEFANTE ASIATICO E L’UOMO

L’elefante asiatico è utilizzato da migliaia di anni dall’uomo come animale da lavoro, grazie alla sua mole e alla sua forza. Viene tuttora impiegato nei lavori di esbosco all’interno delle foreste, soprattutto per la movimentazione di grossi tronchi. L’animale addestrato esegue i comandi di una singola persona con la quale trascorre l’intera esistenza.
Ai nostri giorni molti esemplari vengono adibiti al trasporto di turisti in escursioni nella foresta.

Le popolazioni di elefanti selvatici rappresentano purtroppo una minaccia per le zone coltivate e i piccoli insediamenti umani. Questo genere di problemi è in continuo aumento dato che l’Asia meridionale è una delle aree a maggiore densità di popolazione umana al mondo e dove il principale utilizzo del territorio è quello agricolo. Ne derivano conflitti tra l’uomo e l’elefante, con l’uccisione ogni anno di centinaia di esemplari.
Un altro fattore di riduzione del numero degli elefanti asiatici è la caccia per l’avorio, la carne e la pelle. Inoltre, questi animali vengono utilizzati nella ricerca di mine nascoste nel terreno, che comporta spesso il ferimento a morte o la perdita degli arti.

Per proteggere l’elefante asiatico è necessario:

- Tutelare gli ambienti di foresta, mantenendo i corridoi naturali di comunicazione tra popolazioni
- Promuovere una politica integrata di uso del territorio, che comprenda la gestione dell’elefante come risorsa
- Contrastare la caccia e l’utilizzo di avorio, carne e pelle di elefante
- Contrastare l’utilizzo dell’elefante nelle operazioni di sminamento.



(Testo da THE ASIAN ELEPHANT FOUNDATION) 





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